Segreti di sabbia di Erika Rigamonti

Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare.
Te, Erich Fried

Cita questi versi Letizia, rivolgendosi al suo amore. Un amore da cui si sente desiderata a metà, pur nell’esclusività totalizzante e appagante di quel sentimento. Vorrebbe di più, Letizia. Vorrebbe vivere la sua favola alla luce del sole e non nel segreto di una casa. Ma non può.
Non può perché il suo amore è un amore che viola le regole della morale corrente.
Non può perché il suo è un amore sbagliato agli occhi del paesino.
Non può perché il suo è un amore “diverso”.
Non può perché il suo amore è una donna.

Letizia e Sofia, due corpi e una sola anima. Due solitudini che si sono incontrate e scelte. La loro relazione omosessuale, tanto appassionata e tenera quanto tormentata e ricca di sfaccettature è il cuore di Segreti di sabbia (CAPIRE Edizioni , 2019, pp. 196), intenso romanzo di Eika Rigamonti .

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Sofia ha 39 anni, fa la supplente e traduttrice e ha appena ottenuto la cattedra di letteratura italiana in un istituto tecnico di Ancona. Da Parma, dove vive con la madre e con Caterina, per lei quasi una balia, ella si trasferisce nelle Marche riaprendo la casa di famiglia situata nel bosco. Una notte di temporale irrompe nella sua vita Letizia, con la quale stringe una solida amicizia. Letizia ha 21 anni ed è reduce dal fidanzamento con Emanuele: insofferente e ribelle, lo ha lasciato perché è lesbica. Di lì a poco le due donne intrecciano una relazione, cullata dall’intimità della casa nel bosco. Di ritorno da Parma, dopo le festività natalizie trascorse con Letizia nella lussuosa dimora della madre di Sofia, quest’ultima riceve una busta anonima che contiene un video nel quale è ripresa durante le effusioni con la compagna. Emanuele, che era sembrato rassegnato, diventa sempre più pressante nei confronti della ex fidanzata. Sofia si rivolge a un avvocato che le consiglia di convincere la giovane a denunciare l’uomo ma Letizia preferisce rifugiarsi a Roma da un’amica. Il video viene diffuso in rete e spedito alla preside dell’istituto, la quale esorta la professoressa a lasciare la scuola. La relazione con Letizia è ormai naufragata, il lavoro compromesso. Proprio quando si prepara ad abbandonare la casa nel bosco, Sofia riceve una visita che cambierà per sempre la sua vita.
La diffusione del video e lo scandalo che ne consegue rappresentano il banco di prova del legame tra le due donne. Un legame profondo, sì, ma non così forte da reggere il peso dell’onta caduta su di loro. Mentre Sofia, adulta e matura, confida nella giustizia, Letizia preferisce fuggire e far perdere le proprie tracce. Il gap generazionale che le separa si esplica anche nel modo opposto di intendere e vivere l’omosessualità; Sofia ne prova pudore, quasi vergogna.

Oggi mentre scrivo, ricordo l’umiliazione e il dolore […], ricordo il senso di colpa che accompagnò la presa di coscienza di essere lesbica e la solitudine generata dalla vergogna di me stessa.

Ella dà molta importanza al giudizio del paesino e per questo sceglie la strada della riservatezza, anche per il suo ruolo di educatrice. Letizia, nell’irruenza dei suoi vent’anni, vorrebbe gridare al mondo il suo amore, incurante delle malelingue e dei pettegolezzi sul loro conto. Per entrambe la casa nel bosco è un rifugio, un’oasi di pace, un luogo felice in cui vivere pienamente e liberamente la passione. Una passione che è per tutte e due un bellissimo dono del destino, una ventata di freschezza dopo le precedenti fallite relazioni con uomini che non hanno mai regalato loro il piacere che ora si scambiano a vicenda.
Ma poiché panta rhei , tutto passa, anche questo amore così travolgente crolla sotto il peso del clamore mediatico. La bella favola in cui Sofia e Letizia hanno creduto svanisce lasciando loro solo l’amarezza di un presente ingarbugliato e confuso. Il dolore della perdita, la diffusione del video e l’interdizione dall’insegnamento precipitano Sofia in una cupa disperazione che la porta sull’orlo del baratro.

Ho conosciuto il disprezzo, figlio dell’ignoranza, un’ignoranza fiera del suo esistere e del suo essere tiranna. Regina incontrastata di sudditi che non vogliono conoscere l’altro, che non vogliono vedere, nella diversità, il germoglio del rispetto. Ho ascoltato il verdetto del coro, capace di mutare toni e tempi, immutabile nella sua arroganza collettiva che, arroccato nella torre della normalità, emette la condanna: che il diverso, additato e marchiato, venga escluso […]. Che con una lama si lacerino le viscere della vittima predestinata, si lasci colare il sangue nella ciotola d’oro dell’ignominia e si buttino ai cani gli avanzi della dignità umana.

Eppure, dopo aver toccato il fondo, da questo dolore Sofia riesce a rigenerarsi in una palingenesi che la rende ancora più forte e consapevole.

Oggi osservo le cicatrici […] non più testimonianza del mio dolore, ma segni della mia rinascita: nessun inutile segreto, nessuna umiliante vergogna avrebbe più condizionato la mia vita. Le mie ferite mi ricordano che fui a un passo dal perdere la mia dignità.

Letizia è figlia di una tossicomane morta insieme al compagno. La cattiva reputazione della madre ha lasciato un marchio a fuoco sulla pelle della ragazza che, dietro la corazza della spavalderia giovanile e dietro la maschera di un’apparente noncuranza, nasconde una profonda fragilità, una fame d’amore, una necessità di protezione. E trova tutto questo in Sofia che è conquistata proprio dalla delicatezza di questo scricciolo che ha bisogno di cura e dedizione come un fiore raro.
All’amore puro e limpido tra Sofia e Letizia si contrappone quello torbido di Emanuele per quest’ultima. L’uomo non accetta la fine del fidanzamento, non sopporta di essere stato lasciato proprio alla vigilia del matrimonio. È questo l’altro grande nucleo tematico del romanzo: l’amore malato , un amore che si trasforma in ossessione, in una lucida follia che sfocia nella piaga dello stalking. Emanuele spia Letizia, la pedina, la tempesta di messaggi, addirittura viola l’intimità della casa nel bosco e la dà in pasto alla rete.
Erika Rigamonti mette in campo uno dei più nefandi flagelli del nostro tempo, ovvero l’uso improprio del mezzo informatico che miete vittime tra i più deboli. La diffusione in rete di contenuti di carattere scabroso conduce alla morte, non solo a quella fisica – quando il soggetto danneggiato soccombe al peso della vergogna – ma anche a quella di tipo civile e sociale in quanto il marchio dell’onta provoca la gogna e l’allontanamento dell’interessato dalla comunità. Così, mentre Sofia stringe i denti, Letizia si chiude in un guscio, come fanno tante donne vittime degli uomini che dicevano di amarle. Uomini che si trasformano in carnefici; si appropriano della privacy della loro preda, ne carpiscono i segreti, ne succhiano l’energia vitale e la immolano sull’altare del proprio ego ferito, e lo fanno con ogni mezzo, per fas et nefas . Emanuele è la nota stridula nella partitura armonica dell’amore tra Sofia e Letizia. Nel suo delirio arriva a reclamare il possesso della sua donna assolvendola da ogni colpa e addossando la responsabilità del traviamento a Sofia, la quale viene dipinta come la professoressa che si approfitta delle giovani, l’adulta lesbica e ninfomane che corrompe le adolescenti.
Erika Rigamonti sa dosare i generi letterari come fossero colori: il rosa del romanzo d’amore si sposa con il nero del thriller psicologico. Diversi sono anche i registri linguistici utilizzati, i quali si attagliano alla personalità del parlante, da quello pacato di Sofia a quello fresco e giovanile di Letizia fino a quello triviale di Emanuele che ne rispecchia la brutalità animalesca. E, a proposito di personaggi, essi sono caratterizzati in modo efficace e potente cosicché, nel bene o nel male, non lasciano indifferente il lettore ma suscitano la sua reazione; la pacatezza rassicurante di Sofia, la fragilità di Letizia, il bigottismo becero della preside, la tracotanza di Emanuele, la curiosità morbosa delle comari di paese: tutto il caleidoscopio dei tipi umani è fissato sulla pagina dalla Rigamonti.
La soluzione omodiegetica adottata contribuisce alla solidità dell’impianto narrativo che si connota come una raccolta di memorie in cui gli eventi si susseguono in un climax emotivo che raggiunge il culmine nelle pagine finali le quali riservano al lettore un colpo di scena inaspettato. Una conclusione al cardiopalma che, è certo, mozza il fiato!

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Erika Rigamonti

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I diritti del libro vanno alla onlus di Erika Rigamonti in Benin

2 risposte a "Segreti di sabbia di Erika Rigamonti"

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