Dell’amore e di altri demoni di Gabriel García Márquez

Il 26 ottobre 1949 Gabriel García Márquez si trovò ad assistere all’apertura di un’antica tomba nel convento di Santa Clara a Cartagena de Indias. Oltre alle minute ossa di una ragazzina, ne fu rinvenuta la chioma, color rame e lunga, molto lunga: misurava ventidue metri e undici centimetri. La bambina si chiamava Sierva María de todos los Ángeles. Questo episodio, legato al ricordo di una leggenda narrata a García Márquez dalla nonna, costituisce il nucleo generativo del breve romanzo Dell’amore e di altri dèmoni (Mondadori Editore, collana Oscar Moderni, 2016, pp. 133, trad. di Angelo Morino).

 

IMG_20180721_174852

 

Márquez ci trasporta a Cartagena de Indias, in una dimensione atemporale che conferisce al racconto un aspetto quasi mitico. Che la vicenda si svolge in un lontano passato coloniale si evince dal riferimento all’intensa attività dell’Inquisizione spagnola, particolarmente crudele e impietosa.

La prima domenica di dicembre, Sierva María de todos los Ángeles, figlia del Marchese di Casalduero, viene morsa da un cane rabbioso. È il giorno del suo dodicesimo compleanno. Nonostante il tentativo di tenere nascosto ai genitori l’increscioso episodio, essi ne vengono a conoscenza. La notizia lascia piuttosto indifferente Bernarda, madre degenere che odia la figlia da quando l’ha vista nascere, mentre turba profondamente il Marchese. Egli riscopre un affetto paterno che dà senso alla sua vita, trascinata stancamente nell’apatia. L’imperativo che lo muove è salvare Sierva María, perciò l’uomo non esita ad affidarla alle cure di Abrenuncio de Sa Peira Cao, medico dalla fama di negromante finito nel mirino dell’Inquisizione per le sue teorie e per le pratiche non ortodosse. La bambina non sembra aver contratto la rabbia, ma sarà il tempo a confermare o smentire la diagnosi.

Quando a Sierva María sale la febbre, il Marchese, terrorizzato, convoca farmacisti e salassatori i cui metodi stregoneschi aggravano le condizioni della ragazzina. Si diffonde la voce che ella sia posseduta dal demonio, cosicché il vescovo interviene personalmente e ordina che venga internata nel convento delle Clarisse, dove sarà sottoposta a pratiche esorcistiche. Il sacerdote incaricato di salvare la sua povera anima è Cayetano Delaura. Egli si convince che Sierva María non è affatto posseduta e, nel corso dei colloqui con lei, finisce per innamorarsene. Cayetano, nemico giurato di tutti i demoni, si ritrova prigioniero del demone di una passione forsennata.

È il demonio, padre mio. […] Il più terribile di tutti.

L’amore di Cayetano scioglie i nodi che tengono avvinta l’anima di Sierva María la quale, per la prima volta nella sua vita, assapora momenti di estatica felicità. Ma è una beatitudine effimera e, se il romanzo ha un tono fiabesco, a differenza delle fiabe non c’è lieto fine.

L’amore è il demone più crudele, ma anche altri si annidano tra le pieghe della storia: quello del rancore, da cui tutti in qualche modo sono avvelenati, quello dell’intolleranza, il quale svela la faccia spietata della Chiesa che, attraverso abominevoli pratiche ‘esorcistiche’, lungi dal salvare anime perse, condanna ad atroci sofferenze i corpi di poveri innocenti la cui unica colpa è solo una fragilità tutta umana.

Anche il demone della solitudine – ricorrente in Márquez – aleggia in tutto il romanzo. Ogni personaggio è un microcosmo in cui non c’è spazio per l’altro, anzi, la solitudine viene custodita gelosamente come esclusiva compagna e ognuno la vive a suo modo; come apatia, come degrado morale e fisico, come ferita emotiva. Proprio per colmare il vuoto affettivo, Sierva María si rifugia nella menzogna; la sua aggressività non è dovuta né a malattia né a possessione diabolica ma è il grido di aiuto di una bambina abbandonata dai genitori e cresciuta tra gli schiavi anziché nel calore di casa.

Come sempre, la prosa incantatoria di Márquez, con il suo magico fluire, trasporta il lettore in una dimensione onirica cui contribuisce un singolare sincretismo religioso che mescola rituali africani, superstizioni e fede cattolica; nel segno del realismo magico, presagi e sogni premonitori conferiscono un’aura soprannaturale a una vicenda insieme delicata e dolorosa.

Palpiti d’amore, lievi come un volo di farfalle, aprono alla speranza della felicità; un amore che si nutre di poesia e di sospiri bagnati di lacrime. Ma ecco, brutale, il demone dell’intolleranza – l’anima nera della Chiesa – sferra gli artigli e strappa le ali a quelle farfalle, ridotte a larve morenti. E allora suona tristemente profetica la risposta del Marchese a una domanda sull’amore che Sierva María gli aveva posto tempo prima.

Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l’amore poteva tutto. «È vero» le rispose lui, «ma farai bene a non crederci»

García Márquez condensa in una storia breve l’eterna lotta dell’uomo contro le passioni che agitano il suo cuore; questo sono i demoni: pulsioni sordide, basse, abiette. E sono sempre in agguato, pronti a ghermire la preda e a trascinarla nel fondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...