La sagra del delitto di Agatha Christie

Dopo aver letto e recensito L’assassinio di Roger Ackroyd, avrei voluto dedicarmi a un altro genere di lettura, ma è stata Agatha stessa a richiamarmi! Già, proprio così! In uno dei gruppi letterari a cui sono iscritta su Facebook, ho trovato la recensione di un’avventura di Hercule Poirot che prometteva di essere davvero accattivante. Ho rovistato nella libreria di mamma. Ero sicura di aver visto quel titolo in mezzo ai suoi tanti gialli. E infatti era lì.

La sagra del delitto (Mondadori Editore, collana Oscar, I ed. 1979, pp. 175, trad. di Paola Franceschini) è un romanzo singolare all’interno della produzione di Agatha che lo scrive nel 1956, all’età di 66 anni. Il casus da cui muove l’azione è una finzione letteraria. La famosa giallista Ariadne Oliver  – nella quale non abbiamo difficoltà a riconoscere la stessa Christie, anche nella descrizione dell’aspetto fisico – contatta il vecchio amico Poirot e lo esorta a raggiungerla a Nassecombe con la massima urgenza.

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In occasione della tradizionale festa campestre organizzata dai ricchi proprietari di Nasse House, la Oliver è stata incaricata di mettere in atto una “caccia all’assassino” in luogo della solita caccia al tesoro. Chi meglio della rinomata giallista saprebbe inventare una storia realistica e ben congegnata? Ella ha accettato di buon grado l’incarico, solleticata nell’orgoglio, ma a pensarci bene qualcosa la turba.

“Ma ho sentito […] che si stava… come dire… manipolandomi… abbindolandomi… Mi ritenga pure sciocca, ma tutto quello che posso dirle è che se domani, invece di un finto assassinio, ne avvenisse uno vero, non mi sorprenderei!”

La presenza di Poirot è necessaria per scoprire se i timori della signora Oliver sono fondati; in questo caso, il belga dovrà impedire che il delitto avvenga.

A Nasse House gravitano personaggi variegati per carattere ed estrazione sociale, tutti coinvolti nell’organizzazione della sagra, la cui punta di diamante è costituita dalla caccia all’assassino. Purtroppo, il fiuto da giallista non ha ingannato la Oliver e la finzione letteraria si trasforma in una tragica realtà. La giovane Marlene Tucker, scelta per impersonare la vittima, viene trovata morta nella darsena in cui doveva attendere che il vincitore della caccia, condotto lì da una sequenza di indizi, rinvenisse il “cadavere”.

Ma chi poteva desiderare la morte di una ragazza non troppo sveglia e nemmeno attraente? E per quale motivo? La polizia crede che Marlene, curiosa e annoiata, si sia affacciata alla finestra della darsena e abbia visto qualcosa di proibito, firmando così la propria condanna.

Il principale sospettato è Etienne De Sousa, cugino di Hattie Stubbs, la padrona di casa. Egli è appena arrivato per farle visita dopo molti anni. Proprio in quegli istanti, Hattie scompare e Marlene viene uccisa. Nonostante gli sforzi di Poirot e della polizia, la verità rimane un miraggio e il belga, mogio e indispettito, torna a Londra. Ma le piccole cellule grigie di Poirot continuano a lavorare e, in seguito a una geniale intuizione, egli arriva alla soluzione del caso.

La sagra del delitto conferma il principio enunciato da Poirot secondo cui ogni persona coinvolta nel crimine nasconde qualcosa. Lady Hattie Stubbs, “creatura dei tropici capitata per caso in un salotto inglese” è il personaggio più enigmatico. Bella, frivola, dedita solo ai gioielli e ai vestiti, il suo sviluppo mentale è come quello di una bambina. Eppure c’è chi dice che sia tutt’altro che sciocca, anzi assai astuta. Lo stesso Poirot rimane colpito da una fugace espressione dei suoi occhi.

“Fu uno sguardo scaltro e perspicace che lo meravigliò. Quando i loro occhi si incontrarono, […] l’occhio ritornò vacuo”

Sir George Stubbs, suo marito, sembra non badare troppo alle stranezze della giovane moglie, preso com’è dagli affari. Amy Folliat, vecchia proprietaria di Nasse House, è affezionata a Hattie, che è quasi una figlioccia. È su questo triangolo che si regge il movente e la dinamica del delitto. Un delitto, quello di Marlene, che porta con sé un’altra morte misteriosa.

Pagina dopo pagina, grazie alle cellule grigie di Poirot, i nodi della vicenda si sciolgono e si compone il mosaico di una vicenda familiare dai lati oscuri e inquietanti che, come un mostro acquatico, allunga i tentacoli per mettere a tacere la voce del passato e la sua eco nel presente. Il fiume, silenziosa presenza, scorre quieto ma, sotto la superficie, vario è il moto delle correnti. Così la vita regolare di Nasse House nasconde pericolosi gorghi sotterranei. E Poirot sorprende anche questa volta per la finezza con cui incastra parole còlte qua e là, espressioni, gesti e piccoli indizi.

“È così che si deve fare. Provare qua e là il pezzo inverosimile, quello improbabile, l’altro che sembra tanto razionale e non lo è affatto; tutti hanno il loro posto determinato e, una volta combinati, tutto diventa chiaro”

Come sempre, la prosa di Agatha Christie è nitida come una fotografia. Indugia sui dettagli – restituisce perfino il brillio dello smeraldo di Lady Stubbs – tratteggia tipi fisici e psichici, ciascuno con le sue piccole manie. E non rinuncia a quel tocco ironico e vivace, perfino comico quando serve.

Il romanzo è di per se stesso finzione; La sagra del delitto è finzione all’ennesima potenza: dall’artificio della caccia all’assassino, in cui la realtà si sovrappone alla fantasia; alla “recita” che ogni personaggio mette in scena per nascondere i propri segreti e sviare i sospetti; ma la messinscena più clamorosa si rivela solo nel finale, dove crolla l’ultimo baluardo di un inganno di cui anche il lettore è vittima. Cade la maschera di chi ha interpretato più ruoli, in un perfido gioco delle parti segnato da una scia di sangue.

 

 

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2 risposte a "La sagra del delitto di Agatha Christie"

  1. Agatha Christie è stata una giallista formidabile che, con i suoi personaggi più noti – Hercukle Poirot e Miss Marple – ha dato vita a due dei più famosi investigatori conosciuti nella letteratura di questo genere. L’altro (naturalmente) è Sherlock Holmes, a mio modo di vedere – ho letto molto di Conan Doyle, quindi credo sia inevitabile che fra i tre metta Sherlock al primo posto… E comunque, l’ultima frase virgolettata di questa tua bella recensione, mi ricorda una frase di Sherlock: “Eliminato l’impossibile, quello che resta – per quanto improbabile – deve essere la verità”.
    Mi sa che presto acquisterò il volumone con tutti i racconti di Poirot… 😉
    Buon pomeriggio. ❤

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  2. Ah beh, Sherlock è sicuramente il detective per antonomasia! Agatha Christie in effetti lo tiene ben presente quando deve creare il suo investigatore, in più decide di “umanizzarlo” e così voila Poirot, che infatti è decisamente buffo! Buona serata a te !😊

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