Amabili resti di Alice Sebold

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Il salmone nuota controcorrente dalle acque salmastre del mare per tornare là dove è nato, in seno a quel fiume in cui, stremato dalla fatica, cesserà di vivere. Ma morirà solo dopo aver compiuto ciò per cui la Natura lo ha generato.

Anche Susie cerca con tutte le sue forze di risalire la corrente per tornare da dove è venuta, solo che il suo viaggio a ritroso è una sfida disperata alle leggi dello spazio e della materia.

«Mi chiamavo Salmon, come il pesce»

il lapidario incipit di Amabili resti (Edizioni E/O, 2017², pp. 345, trad. di Chiara Belliti), successo editoriale di Alice Sebold, evoca le movenze degli epitaffi raccolti nell’Antologia di Spoon River, e in effetti questo romanzo può essere considerato alla stregua di un lungo epitaffio.

«Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973».

Con rassegnata amarezza, Susie ripercorre il suo ultimo giorno sulla Terra, l’incontro con l’assassino che le ha portato via il futuro e i sogni, e il calvario affrontato dalla famiglia in seguito alla sua scomparsa.

Il corpo straziato della ragazza non è stato ritrovato, i suoi cari si aggrappano alla speranza che sia ancora viva, contro ogni logica, contro la ragione. Contro quella certezza che si affaccia alla mente di tutti ma a cui nessuno osa dar voce. Eppure Susie li sta osservando dal suo Cielo, li vede e soffre con loro e per loro, soprattutto con e per il padre, il quale — per quella ragione che solo il cuore conosce — sa chi è l’assassino della sua bambina e si batte coraggiosamente perché le indagini convergano su costui, mettendosi perfino nei guai e opponendosi alla Polizia. Susie, dal canto suo, non riesce ad accettare di essere morta, di non poter più crescere, diventare una donna e raggiungere i suoi obiettivi come invece faranno le amiche. Una mano assassina e subdola glielo ha impedito.

Da piccola Susie si rattristava quando vedeva, dentro una palla di vetro, un pinguino tutto solo, circondato dalla neve.

«Non ti preoccupare, Susie, sta da re. È prigioniero di un mondo perfetto»

la rassicurava il padre. E sola, sotto una coltre di neve, Susie incontra la morte, ma il luogo in cui si trova catapultata non è perfetto, perché sì, vi sono materializzati i desideri più semplici, ma quello più importante per lei, vedere morto il suo assassino ed essere lei viva, quello no, non può essere realizzato. E allora che si compia almeno la giustizia terrena: una sorda e ostinata disperazione permette a Susie di risalire la corrente per manifestarsi con segni che consolano il padre e lo incoraggiano a non mollare. La famiglia Salmon affronterà un percorso lungo e accidentato, arriverà sul punto di disgregarsi ma se l’amore per quella figlia perduta li ha divisi — tanto soggettive sono le modalità di elaborazione del lutto — è lo stesso amore che ricomporrà la frattura.

Coerentemente con l’età dell’io narrante, la prosa della Sebold possiede la leggerezza e la spontaneità dell’adolescenza, ma anche nella sua levità vibra di dolore e si accende di rabbia e sempre si avverte il retrogusto amaro del rimpianto per quella vita non vissuta e per quei sogni sognati e rubati. Tutto questo è Amabili resti: una storia dolorosa, come può esserlo quella di una ragazza uccisa nel fiore degli anni, ma anche una storia di amore che supera la morte, in una «corrispondenza d’amorosi sensi» che, asciugate le lacrime, restituisce il sorriso e riconcilia con la vita quegli “amabili resti” i quali, ritrovando finalmente il coraggio di guardarsi negli occhi, vi scorgeranno quelli della persona che non c’è più.

Funere mersit acerbo

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3 risposte a "Amabili resti di Alice Sebold"

    1. Io l’ho scoperto per caso su Sky, nella sezione film tratti da libri. Stavolta ho fatto il contrario di quello che faccio sempre, cioè prima leggo il libro poi, semmai, guardo il film. È stata una felice scoperta! Buona serata anche a te e buone feste!

      Piace a 1 persona

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