Caravaggio da morire

È risaputo che Michelangelo Merisi, il Caravaggio, fu un’anima irrequieta e mossa da violente passioni che gli causarono anche guai con la giustizia; uomo e artista dotato di un fascino maudit capace di mietere vittime anche dopo secoli, e non solo in senso metaforico! Un delitto commesso davanti alla tela raffigurante la Madonna dei pellegrini, celebre opera di Caravaggio, conservata nella chiesa romana di sant’Agostino, mette in moto un’indagine in cui la scoperta dell’assassino è strettamente intrecciata con un viaggio nel mondo dell’arte. La presenza reale e concreta del Maestro aleggia in ogni pagina di Nero Caravaggio (Newton Compton Editori, 2017, pp. 256), giallo scritto a quattro mani dai fratelli Max e Francesco Morini.

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La loro prosa ironica e frizzante ben si attaglia ai due protagonisti, una moderna coppia Holmes-Watson o Poirot-Hastings legati dalla passione per i polizieschi e per l’arte; Ettore Misericordia, titolare di una storica libreria nella zona del Velabro, a Roma, è la mente pensante e l’occhio attento a ogni minimo dettaglio, mentre il suo collaboratore, Fango, aspirante scrittore di gialli, è il suo braccio destro. Scommetto che state immaginando il nostro libraio Ettore come un tranquillo signore di mezza età, magari piuttosto schivo, vestito con abiti dal taglio serioso e rétro, che guarda da dietro un paio di spessi occhiali… ebbene, siete decisamente fuori strada! Ettore è un quarantenne affascinante, che piace alle donne per il suo «pallore da intellettuale tormentato» e per la prestanza fisica.

«Gli occhi scuri erano belli, acuti, penetranti, i capelli arruffati biondo cenere e a completare il quadro i basettoni lunghi e altrettanto arruffati; alto e dinoccolato, Misericordia somigliava a uno chansonnier francese […]».

Pur non essendosi mai laureato, da autodidatta ha acquisito una cultura enciclopedica ed è un Baedeker vivente della Città Eterna, di cui conosce ogni angolo, ogni segreto, leggenda e storia. L’infallibile fiuto per scovare l’assassino, affinato grazie alla passione per i gialli, rende Ettore un prezioso aiuto per il commissario Ceratti, titolare dell’indagine sull’omicidio avvenuto in sant’Agostino. Eccoli, Misericordia e il fido Fango, precipitarsi sulla scena criminis, dove Paolo Moretti giace trafitto da una puntasecca sotto lo sguardo della Madonna dei pellegrini.

La chiave per risolvere il caso Misericordia ne è subito certo è legata a Caravaggio, il cui carisma lo rende più vivo che mai. Cosa c’entra il genio della pittura con l’omicidio di un rispettabile signore dalla vita tranquilla?E cosa c’entra con il successivo delitto di un giovane pittore? Esiste forse una maledizione Caravaggio”? No, nessuna maledizione, ma una passione patologica che, muovendo dalla teorizzazione della «bruttezza della copia», arriva a offrire un tributo di sangue alla purezza dell’originale.

Pochi giorni sono sufficienti a Misericordia per risolvere brillantemente il caso; come Poirot, egli si serve delle “celluline grigie” con cui ricompone il puzzle e inchioda il colpevole.

«Questo dannato Caravaggio continua a fare casino anche da morto!»

esclama furioso Ceratti.

È il potere del binomio “genio e sregolatezza”: sopravvivere alla tomba e vivere nella memoria. E non è da tutti.

 

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2 risposte a "Caravaggio da morire"

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