Fenomenologia della “ninfetta”

 

Il primo amore, quello che infiamma due cuori giovani e brucia ancora di più proprio per l’ardore di quell’età come una stella cadente che lascia una scia nell’infuocato cielo estivo può segnare per sempre la vita di chi lo ha conosciuto? Una passione forsennata, accecante quanto il sole dell’estate che la cullò, un desiderio inappagato, il dolore per la morte dell’amata Annabel, fiore mai còlto; ecco come Humbert Humbert si trova avviluppato in un’ossessione che lo coinvolgerà in una storia di amore e morte.

La scandalosa” vicenda di Lolita, romanzo di Vladimir Nabokov (Gli Adelphi, 1996, 26ª­ ediz., pp. 395) affonda le radici nel trauma che scosse un Humbert tredicenne; è da allora che egli cerca Annabel in ogni fanciulla che incontra e in ognuna la fa rinascere, perdendosi beato nella contemplazione di essa.

adelphi

 

Analizzando i moventi che hanno originato le sue azioni, Humbert capisce con grande lucidità che 

«in un certo modo magico e fatale Lolita cominciò con Annabel».

Sulla soglia dei quarant’anni, Humbert, professore di letteratura francese, da Parigi si trasferisce nel New England e va ad abitare come pensionante in casa della vedova Charlotte Haze. La donna ha una figlia dodicenne, Dolores, detta Lolita o Lo; l’incontro con la giovane fa riesplodere con prepotenza l’ossessione di Humbert per le ninfette e, per restarle vicino, egli ne sposa la madre. Dopo la morte di quest’ultima in seguito a un incidente, la libido di Humbert non ha più freni e l’insana passione per la figliastra si trasforma in una relazione amorosa e sessuale. I due iniziano un lungo viaggio in auto, in giro per gli States. Un viaggio che è una fuga dal mondo, dalle sue convenzioni, dalle leggi di una società e di una morale che condannano il loro rapporto incestuoso e pedofilo.

La macchina è il guscio entro il quale soltanto essi possono essere una coppia; ogni volta che ne escono, la variegata vita americana irrompe tra di loro ad allontanarli con i molteplici interessi che si offrono a una dodicenne. E altre persone irrompono, alterando pericolosamente l’equilibrio sia pure illusorio protetto da quel guscio; si concretizza così la paura che tormenta Humbert: quella di perdere Lolita. La giovane fugge e scompare dalla vita dell’amante-patrigno, che intraprende un nuovo, disperato viaggio, questa volta da solo, per riportarla da lui.

«Vedete, io l’amavo. Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista».

Quella di Humbert è senza dubbio un’ossessione, un amore malato, certo, ma pur sempre amore; Lolita lo ha tradito, è fuggita con un altro ma non è lei l’oggetto del furore vendicativo del patrigno, la cui lucida collera si volge contro chi ha osato frapporsi tra di loro e rompere quel rapporto esclusivo e totalizzante; colpa che solo il lavacro del sangue può mondare. Ecco Humbert raggiungere il fondo della sua aberrazione.

Un coro di proteste si levò in seguito alla pubblicazione di Lolita, nel 1955. Romanzo scandaloso, pornografico, di fronte al quale il pubblico benpensante non poteva non storcere il naso. La materia scabrosa è trattata un gusto estetizzante di stampo decadente quasi parlasse Andrea Sperelli

«Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia».

Nessuna oscenità, nessuna espressione scurrile. Allora qual è lo scandalo di Lolita? A ben vedere, ciò che disturba non è (sol)tanto la relazione incestuosa e ninfofila tra il quarantenne e la dodicenne, ma soprattutto la libertà sessuale di quest’ultima, la sua spregiudicatezza e le movenze provocatrici. Doveva risultare sconvolgente la scoperta, da parte del lettore, che ella era già stata iniziata al sesso, anche con un’esperienza saffica. E doveva sconvolgerlo vedere quanto Lolita sia consapevole del fascino che esercita sugli uomini maturi e con quanta consapevolezza se ne serva. Humbert confessa che è sua ambizione

«fissare una volta per tutte il periglioso sortilegio delle ninfette».

Esso è un quid che sfugge a ogni definizione, non necessariamente legato alla bellezza quanto piuttosto alla giovane età, a una grazia ineffabile, languida e dolorosa. In virtù di questa aura ammaliatrice, Lolita non ci appare più come una fanciulla traviata da un “maniaco” come arriva a definirsi Humbert ― ma come una maga Circe che seduce e irretisce. In questo rapporto ambiguo, i ruoli di vittima e carnefice sfumano l’uno nell’altro e il lettore ne resta disorientato. Ennesimo sortilegio della ninfetta.

Paul_Chabas_-_Ninfa_Loira
Paul Chabas, La ninfa Loira

 

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