Gatto innevato, gatto fortunato

alberi-innevati

Arrivò l’inverno. Gli immancabili malanni stagionali – inevitabile corollario – si rivelarono per Meo una manna dal Cielo, grazie alla quale gli affari, già redditizi, raggiunsero livelli esorbitanti. In seguito all’ondata di influenza e raffreddore, nel suo negozio era un andirivieni di gente malaticcia che comprava sciroppi per la tosse, pastiglie per il mal di gola et similia. Strano a dirsi e paradossale quanto vogliamo, eppure la sua improvvisata erboristeria vendeva sempre di più, man mano che la fama del suo bizzarro titolare si spandeva in giro. Sarà stato sicuramente per l’effetto placebo, ma i clienti erano davvero soddisfatti e se, di tanto in tanto,  qualche malcapitato, vittima di un’intossicazione da erbe nocive o di qualche eczema provocato da creme fatte con ingredienti non proprio adatti a pelli sensibili, si presentava in negozio per protestare, Meo lo metteva a tacere in malo modo dicendo che la colpa non era certo sua, in quanto i suoi prodotti erano realizzati in modo ineccepibile, seguendo tutte le norme igienico-sanitarie e rigorosamente testati – clamorose balle – sulla sua stessa persona. Probabilmente il cliente in questione non ne tollerava una componente: così era e, se non gli stava bene, quella era la porta. “Passi pure alla concorrenza!”, sbraitava accompagnandolo all’uscita. “Non ho certo bisogno di Lei e della Sua elemosina, visto che gli affari mi vanno alla grande!”.

Arrivò l’inverno – dicevamo – e quell’anno portò con sé una nevicata così abbondante che neanche Geppo ne ricordava una simile. Il tetto della Casetta del Noce rischiava di crollare sotto il peso della neve accumulata a cui, di tanto in tanto, si aggiungeva quella che cadeva dai rami dell’albero. Meo era inferocito. “Ma guarda! Quei ladri degli scoiattoli occupano abusivamente il MIO noce durante la bella stagione, banchettano con le MIE noci e adesso, nel momento del bisogno, si sono dileguati! Venissero a rendersi utili e a spalare la neve! Facile campare sulle spalle di un povero gatto che lavora sodo dalla mattina alla sera!”. Indossò un cappotto, si avvolse al collo una sciarpona, infilò un paio di stivali e, armato di badile, si diede da fare e, non senza fatica, alleggerì il tetto e aprì un passaggio per raggiungere la porta di casa. “Con tutti questi mucchi di neve, raggiungere il negozio è piuttosto disagevole! Devo sistemarli altrove, non vorrei che i clienti rinunciassero  venire! “. Le meningi di Meo erano sempre in piena attività e, anche in questo caso, partorirono un’idea geniale per trarre profitto dalla circostanza meteorologicamente avversa. Guardò verso il campo di Geppo, pensando di scaricare là quei grossi cumuli ed è in questo momento che ebbe l’intuizione: “Il campo di Geppo è in pendenza… i bambini si divertirebbero un mondo a scivolare giù con lo slittino! Ma certo! Quando ero piccolo Geppo riempiva di paglia un sacco e me lo faceva usare come slittino… Diceva che i suoi genitori lo facevano giocare così perché erano poveri. Io creerò una pista da sci vintage: sacchi ce ne sono tanti, la paglia ce l’ho… Ah, aggiungo un tocco di classe: dopo i giochi all’aperto, i bambini potranno andare a scaldarsi davanti al camino in casa di Geppo, gustando cioccolata e biscotti, mentre ai genitori verrà servito vin brulé . Tanto quella salma passa tutto il giorno sotto le coperte per risparmiare sul riscaldamento! Non si accorgerà di niente! Soldi, soldi…. Tanti soldi in arrivo!”. Meo piazzò Astolfo alla cassa, Apollinare sulla pista come supervisore e Policarpo nel punto ristoro ad accogliere i bimbi e preparare la merenda, riservandosi il ruolo di jolly. L’idea in sé era davvero carina ma, provenendo da Meo, nascondeva numerose insidie.

Anche questa trovata fu un successo: nuovo re Mida, Meo trasformava in oro tutto ciò che toccava. I bambini scorrazzavano allegri ed entusiasti per il campo innevato, i genitori li seguivano con lo sguardo per assicurarsi che non si facessero male e, nel contempo, tornavano ad assaporare quella gioia che provavano anch’essi nella loro infanzia quando la neve allietava i loro inverni. Perfino Meo, il cui ruolo da duro era solo una maschera per nascondere i reali sentimenti, si addolcì vedendo l’entusiasmo dei piccoli e, sentendo le loro risate, gli occhi gli si velarono di lacrime di commozione, quando… “Bambino! Sei pazzo?”, strillò con orrore quando si accorse che un bimbo stava per lanciare una palla di neve a un amichetto. “Guai a te se raccogli di nuovo la neve da terra! Se vuoi giocare a tirare le palle, le trovi in quel carrello là, già pronte e fatte da me. Costano 1 euro ciascuna. Ah, inoltre ti informo che puoi acquistare anche un pupazzo di neve, sempre realizzato da me. Il prezzo varia a seconda delle dimensioni e va da 50 a 300 euro. Ora restituisci quella manciata di neve a zio Meo!”. Il padre del bambino guardò il gatto con riprovazione ed esclamò: “Micetto, Lei è davvero un imprenditore senza scrupoli, ma per far felice mio figlio per questa volta pazienza… pagherò!”. “Oh! Bravo! Lei ragiona bene!”, disse untuoso Meo, che proseguì “Prima di lasciare la pista, è obbligatoria la tappa – e ovviamente la consumazione – nel punto ristoro. Non si transige, altrimenti non si può uscire!”. Se questo non era un lager, poco ci manca!

I bambini si erano divertiti tantissimo e il loro entusiasmo fu un’ottima cassa di risonanza per l’impianto sciistico di Meo che, alla fine della stagione, si ritrovò con un fatturato da Mille e una Notte. Con buona pace del portafoglio dei genitori dei piccini.

 

 

 

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