A proposito del nuovo anno: Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere

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Ci accingiamo a salutare quest’anno e ad accoglierne uno nuovo: cosa ci riserverà? È come fare un salto nel buio o partire verso l’ignoto: sappiamo quello che ci lasciamo alle spalle ma ignoriamo ciò che ci accadrà, nel bene e nel male.

È su questi due punti che si snoda il breve e serrato Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere di Giacomo Leopardi. “Bisognano, signore, almanacchi?” chiede il Venditore a un passante, il quale, disincantato e disilluso, si sofferma a scambiare alcune battute con l’ambulante sul nuovo anno imminente. Con poche, incalzanti domande, il Passeggere intende demolire la lieta aspettativa dell’interlocutore per condurlo alla scoperta della Verità, cioè a quel suo stesso disincanto che nasce dall’esperienza dei mali e dell’infelicità che, inevitabilmente, la successione dei nuovi anni passati ha portato con sé e contro cui la speranza di una vita migliore è destinata a svanire.

Per tre volte il Venditore si dice sicuro che il prossimo anno sarà felice, più dei precedenti; è proprio adesso che il Passeggere arriva  al cuore del suo ragionamento rivolgendo all’altro il quesito più importante: tornerebbe egli a vivere gli ultimi vent’anni? Rifarebbe la vita che ha fatto tale e quale con tutti i piaceri e dispiaceri che ha passato? Alle due domande, apparentemente simili, il Venditore risponde in modo diverso: rispettivamente “sì” e  “cotesto non vorrei”. La differenza delle risposte riflette la sostanziale divergenza del significato di “tornare a vivere” e “rifare la vita”: le due espressioni appartengono allo stesso campo semantico, ma, mentre la prima implica un valore emotivo, cioè significa affrontare di nuovo tutti gli eventi passati con gli stessi sentimenti con cui si guardava al futuro,  l’altra presenta un aspetto “meccanico”, poiché equivale a condurre un ciclo vitale ma senza il conforto della speranza, dissoltasi difronte all’esperienza dell’irrimediabile infelicità. Il fatto di non conoscere in anticipo il futuro rende sopportabile la vita perché permette di sperare – o, se vogliamo, di illuderci – che dopo le difficoltà tireremo un sospiro di sollievo, che dopo la tempesta tornerà il sereno. Il Passeggere, nel quale non è arduo riconoscere lo stesso Giacomo, arriva all’enunciazione del suo pensiero: se, conoscendo il passato, nessuno vorrebbe rinascere, significa che, per tutti, il male ricevuto è maggiore del bene goduto. Poiché, nella filosofia leopardiana, il piacere si declina al futuro, “quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura”, nell’inconsapevolezza di ciò che ci toccherà. Giacomo mette in bocca al Passeggere una riflessione scritta in Zibaldone 4283-4284, in data 1 luglio 1827:

Che la vita nostra, per sentimento di ciascuno, sia composta di più assai dolore che piacere, male che bene, si dimostra per questa esperienza. Io ho dimandato a parecchi se sarebbero stati contenti di tornare a rifare la vita passata, con patto di rifarla né più né meno quale la prima volta. […] Quanto al tornare indietro a vivere, ed io e tutti gli altri sarebbero stati contentissimi; ma con questo patto, nessuno […].Che vuol dir questo? Vuol dire che nella vita che abbiamo sperimentata e che conosciamo con certezza, tutti abbiam provato più male che bene; e che se noi ci contentiamo ed anche desideriamo di vivere ancora, ciò non è che per l’ignoranza del futuro, e per una illusione della speranza, senza la quale illusione e ignoranza, non vorremmo più vivere […].

La chiusa del Dialogo, tuttavia, apre alla speranza: “Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?” chiede il Passeggere. “Speriamo” replica il Venditore. La speranza fu l’ultima a uscire dal vaso di Pandora, dopo che furono liberati tutti i mali del mondo: ultima ma forte e tenace, balsamo per lenire le sofferenze che essi provocano.

Il mio augurio per il nuovo anno è che tutti tengano viva la fiamma della speranza.

Buon 2017

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