Self made cat

salvia

Per molti giorni non si ebbero notizie di Meo. Si era ritirato in assoluto isolamento nella Casetta del Noce, ridotta a un porcile: mozziconi di sigarette e bottiglie vuote di superalcolici, tracannate per tenersi su di giri, cataste di scatole di pizza unte e bisunte e, di conseguenza, impronte di zampe dappertutto, visto che era poco incline a lavarsi, come ogni gatto che si rispetti. Per non essere disturbato, aveva staccato il campanello, spento il cellulare e, per ulteriore precauzione, aveva appeso alla porta un cartello in cui ammoniva: “STO ELUCUBRANDO. DO NOT DISTURB!”. L’argomento della riflessione era di vitale importanza: doveva pianificare il suo futuro e decidere quale attività lavorativa intraprendere per guadagnare un sacco di soldi faticando il meno possibile. Il suo obiettivo era estremamente ambizioso, perché, per compensare la vita grama a cui Geppo lo aveva costretto, era fermamente deciso a creare un vero e proprio impero economico, anche a costo di qualche piccolo intrallazzo (niente di troppo illegale, sia chiaro, solo qualche “aiutino” se fosse stato necessario).

“Io sono un tipo molto fantasioso e versatile, conosco l’arte di arrangiarsi e so essere molto convincente. Mi vedo bene dietro un bancone a vendere prodotti. E poi… il suono del registratore di cassa, quell’arcobaleno di banconote colorate, il tintinnio delle monete… roba da far girare la testa! Sì, sono proprio tagliato per il commercio!” conclude deciso Meo. “In quale settore posso lanciarmi? Quell’orrido Geppo, ad esempio, vende i prodotti del suo orto. Forse io sono da meno? No! Meo non è secondo a nessuno, tantomeno a Geppo!”. In quel momento, nella testolina di Meo si accese la lampadina: “Ma certo! Ho trovato! Inventerò una Laurea in Scienze Erboristiche… mettiamoci pure un master va’… un master… alla Sorbona! Sì, la Sorbona è perfetta! Oh, io di tecniche erboristiche non so proprio niente, però che ci vorrà a preparare qualche intruglio con le erbe che trovo nei campi qui intorno? Sgraffignando qualche ortaggio a Geppo e raccogliendo fiori e radici in giro, avrò sempre la materia prima. Ho visto che l’avaraccio in casa ha un mortaio: lo prenderò di nascosto e lo userò per sminuzzare gli ingredienti. Andrò a caccia di api e allestirò un alveare, così produrrò miele, pappa reale e propoli. Catturerò lumache con la cui bava improvviserò prodigiose creme antirughe per signore… poi la mia inventiva mi suggerirà molte altre idee! Com’era quel detto? Homo faber fortunae suae. Solo che io non sono fabbro ma erborista… erborista della mia fortuna!” e scoppiò in una grassa risata, divertito dalla sua stessa battuta di spirito. “Non vedo l’ora di cominciare! Sarò il pioniere della Meopatia, una nuova branca della medicina alternativa!” continuò esaltato e giulivo. Dopo l’euforia iniziale, Meo passò all’aspetto pratico-organizzativo  della sua scalata al successo. Era necessario un locale da adibire a laboratorio erboristico con annesso punto vendita e la legnaia di Geppo gli sembrò l’ideale: era attigua alla Casetta del Noce, quindi non avrebbe perso tempo per raggiungere il posto di lavoro, era capiente e sicura, perché chiusa da una robusta porta dotata di un grosso lucchetto a prova di scassinatore. Nottetempo, mentre Geppo dormiva, Meo e i suoi compari Astolfo, Apollinare e Policarpo – con i quali aveva stretto un sodalizio dopo l’incontro nel funesto ambulatorio del funesto veterinario all’epoca dell’assai più funesto intervento – trafugarono tutta la scorta di legna dell’ignaro vecchietto e la caricarono su un camion; approfittarono della ghiotta occasione per rivenderla a caro prezzo spacciandosi per boscaioli e si spartirono il ricavato. A questo proposito ci fu un contenzioso, in quanto Meo pretese una quota più alta poiché la legna era di proprietà di Geppo, quindi, per un assurdo sillogismo, anche sua. Dopo molte ed estenuanti trattative, il nostro amico micetto riuscì a spuntarla. Passò poi alla fase produttiva; ingaggiò come aiutante un gatto randagio, sfruttato e sottopagato, per creare intrugli e impiastri, decotti e sciroppi. In seguito, si rivelarono  provvidenziali i numerosi barattoli vuoti di marmellata e shampoo alla mela verde messi da parte da Geppo nel corso degli anni, che Meo riempì con  certosina pazienza. Il negozio prese forma in tempo record e, grazie al solerte passaparola dei suoi compari, in molti presenziarono all’inaugurazione, che si svolse all’insegna della sobrietà. Il buffet fu decisamente minimalista, con crudità di verdure, fritti di cipolle e acqua di rubinetto. Gli ospiti rimasero incantati dall’allure rustica e spartana che il titolare impresse al negozio e si congratularono con lui. “Micetto, complimenti! Lei ha avuto un’idea geniale!”.

Dopo questo esordio trionfale, come andranno gli affari a Meo?

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