Colpo di fulmine

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Poco tempo fa, mentre ero in fila alla cassa del supermercato, mi guardavo intorno distrattamente per ingannare l’attesa e il mio sguardo si è soffermato sullo scaffale dei libri. Ha catturato la mia attenzione un libriccino rimasto in disparte, molto defilato rispetto agli altri: era un’edizione per ragazzi de La Locandiera di Carlo Goldoni. Ripensando a questo casuale “incontro”, ho scelto il nome della protagonista di tale Commedia, Mirandolina, come titolo per il mio blog, immaginato come una sorta di virtuale locanda, o addirittura salotto, dove ci si incontra per parlare di libri e lettura sorseggiando una tazza di tè, mia grande passione.

L’adattamento per ragazzi di questa opera goldoniana mi ha spinto a riflettere sul rapporto tra i giovani e la lettura. Ho sempre pensato che l’amore per i libri vada inculcato fin da piccoli, a scuola come a casa, anche se poi bisogna fare i conti con l’inclinazione di ognuno di noi: alcuni coltiveranno questa passione per tutta la vita, altri troveranno piacere in attività diverse ma ça va! Il mondo è bello perché è vario, altrimenti che noia! È come gettare semi nel terreno: non tutti germoglieranno, perché così vuole Madre Natura!

Ricordo con dolcezza gli assolati pomeriggi estivi della mia infanzia, quando mi sdraiavo sul lettone accanto a mia madre, lei con i gialli di Agatha Christie e io, che ancora non sapevo leggere, con i fumetti di Topolino. Mi divertivo a osservare le vignette e giravo pagina solo quando lo faceva mamma, senza sapere cosa fosse scritto in quelle “nuvolette”. Credo che già allora, in età prescolare, si intuisse la mia futura carriera di bibliofila!

Ogni lettore, inoltre, ha i suoi tempi di maturazione, nel senso che la curiosità, lo slancio per affrontare un autore o un romanzo, deve essere spontaneo, come se fosse il libro stesso a chiamare. Al Liceo, il professore di Lettere ci assegnò la lettura di Delitto e Castigo di Dostoevskij. Dopo le prime pagine che, in tutta onestà, trovai decisamente noiose, abbandonai miseramente il volume, dichiarando un odio mortale al povero Fëdor. Avevo sedici anni e da allora in poi non volli più sentire parlare di autori russi, nella ferma convinzione che le loro opere fossero, parole mie, “polpettoni terribili”. Un paio di anni fa, invece, sentii una persona pronunciare una frase memorabile: “Ho un’ansia che neanche Raskol’nikov prima di ammazzare la vecchia usuraia!”. Eccolo lì, il richiamo di Delitto e Castigo, come il clic di cui parla Leo Spitzer. Dopo ventuno anni ripresi in mano il famigerato malloppone e cominciai a leggerlo e, leggendo, quelle pagine non mi sembravano affatto così soporifere, anzi… Conclusi i due tomi in poco tempo, ribaltando completamente il mio giudizio negativo. A trentasette anni, la maturità mi ha permesso di apprezzare e gustare appieno un capolavoro di cui da adolescente non riuscii a capire la portata. In seguito ho divorato Anna Karenina Sonata a Kreutzer e continuerò a esplorare il filone russo.

“Solo gli imbecilli non cambiano idea”, Oscar Wilde

 

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